L’agente eziologico responsabile della malattia è il batterio Erysipelothrix rhusiopathiae, bacillo gram-positivo con distribuzione mondiale. Il batterio ha un’elevata sopravvivenza ambientale nelle feci.
La presenza della malattia è legata all’allevamento suinicolo.
si, è una malattia trasmissibile all’uomo (ZOONOSI)
Oltre al suino, il mal rossino colpisce diverse specie animali tra cui uccelli, mammiferi, organismi acquatici e l’uomo. Infatti è una zoonosi e una malattia professionale che si presenta tipicamente in coloro che hanno contatti con l’allevamento suinicolo (macellai, veterinari e allevatori).
Il serbatoio biologico è il suino che può albergare il patogeno a livello tonsillare e delle placche di Peyer, senza sviluppare la patologia. L’eliminazione del patogeno avviene tramite saliva e feci.
Nel suino la malattia può manifestarsi in forma acuta e setticemica, in forma subacuta o in forma cronica. Negli animali, che sono portatori asintomatici del patogeno, a volte la prima manifestazione della malattia avviene in seguito a un evento stressante. Generalmente si manifesta negli animali adulti: scrofe, scrofette e animali all’ingrasso non vaccinati sono i più sensibili, mentre è rara nei suinetti di età inferiore a 8-12 settimane grazie alla protezione fornita dagli anticorpi materni tramite colostro.
La forma acuta e setticemica generalmente determina morte improvvisa, febbre alta, lesioni cutanee caratterizzate da una tipica forma a diamante. Nelle scrofe si possono avere anche aborti.
La forma subacuta è la più frequente nei suini svezzati e grassi e si manifesta con le caratteristiche lesioni cutanee. Può colpire anche le articolazioni e determinare zoppie. Nelle scrofe la patologia può portare ad una sintomatologia aspecifica e decorrere in maniera lieve.
La forma cronica può o meno seguire le due forme precedenti. Colpisce le articolazioni e il cuore determinando zoppie e insufficienza cardiaca. Si manifesta tipicamente nelle scrofe.
Nell’uomo, invece, la malattia generalmente causa lesioni cutanee localizzate (malattia autolimitante) o generalizzate. In rari casi, la malattia evolve in una forma sistemica che può cronicizzare e determinare un'artrite settica o un'endocardite infettiva.
Il batterio Erysipelothrix rhusiopathiae è sensibile alla penicillina, pertanto i casi clinici nel suino vengono trattati con tale antimicrobico. Esistono vaccini registrati per la specie che risultano efficaci nella protezione degli animali, soprattutto nelle realtà aziendali dove è comprovata la circolazione del batterio.
Nell’uomo il trattamento prevede l’utilizzo di antimicrobici e la terapia viene tarata sulla base della diffusione del batterio, se localizzata o sistemica.
Sono presenti vaccini commerciali registrati e autorizzati per la specie suina. Il loro impiego risulta efficace sia nell’immunizzazione dei riproduttori, sia per gli animali all’ingrasso. Generalmente le scrofette vengono vaccinate, con richiamo dopo 4 settimane, prima della prima copertura, per poi effettuare interventi di richiamo alla fine di ogni lattazione o nell’ultimo mese di gestazione. Per i suini all’ingrasso è possibile effettuare la vaccinazione dopo il calo dell’immunità materna, ovvero dopo le prime 10 settimane di età, effettuando un richiamo a distanza di ¾ settimane.
Fonte: Fogliettoillustrativo.net - vai alla pagina
Il sospetto viene emesso su base clinica e sintomatologica (le lesioni cutanee sono quasi patognomoniche). E’ una malattia con obbligo di segnalazione all’ACL. Il veterinario aziendale ha quindi il dovere di informare l’AULSS in caso di sospetto e in caso di isolamento dell’agente eziologico.
Per effettuare l’isolamento è possibile prelevare campioni di tessuti, sangue, siero, fluidi orali, milza, polmone, fegato, rene, linfonodi, liquido articolare per eseguire diversi test (coltura batteria e antibiogramma, Immunoistochimica (IHC) e PCR).