Mycoplasma agalactiae nelle pecore, M. m. subsp. mycoides LC, M. capricolum, M. putrefaciens nelle capre
Reg. UE 2016/429; Reg. UE 2018/1882; D. lgs.136/2022; Decreto del Ministero della Salute 26 gennaio 2026.
Categoria: E, tra le malattie diverse dalle malattie di cui all’articolo 5 , par. 1, del Regolamento UE 2016/429.
NO
Ovini e caprini
E’ una malattia causata da microrganismi denominati Micoplasmi (il più importante Mycoplasma agalactiae) che può colpire pecore e capre.
Si trasmette attraverso l’introduzione negli allevamenti di animali infetti, compresi i “portatori asintomatici” (animali in grado di diffondere i microrganismi per diversi mesi e talvolta anche per anni) e/o materiale contaminato.
Il sintomo più frequente è rappresentato dalla mastite caratterizzata da un calo temporaneo o scomparsa della produzione di latte che appare alterato, da cui anche il nome della patologia.
Sintomi meno frequenti sono le artriti, cheratocongiuntiviti, aborti e mortalità neonatale. Nelle capre in genere ha un decorso più grave soprattutto nei capretti in cui può determinare mortalità.
Quando si osservano cali di produzione e alterazioni dell’aspetto del latte, mastiti, problemi alle articolazioni e lesioni agli occhi, il veterinario provvede a prelevare campioni di latte dai capi sospetti e a inviarli all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per la diagnosi di laboratorio. In attesa dell’accertamento diagnostico, si evita la movimentazione degli animali o dei loro prodotti o di altro materiale venuto a contatto con gli animali.
Per prevenire l’insorgenza in allevamento occorre controllare gli animali di nuova introduzione, evitare il contatto con animali e materiali provenienti da altri allevamenti, utilizzare automezzi accuratamente disinfettati per il trasporto degli animali, evitare di utilizzare pascoli in comune con altri allevamenti, impedire l’ingresso in allevamento di personale estraneo.
In caso di focolaio si procede alla vaccinazione con vaccini spenti stabulogeni che attenuano le forme cliniche e aiutano a ridurre la diffusione della malattia. Il veterinario può ritenere opportuno l’uso degli antibiotici per attenuare i sintomi e ridurre i danni provocati dalla malattia.
Vaccini stabulogeni