Paratubercolosi

La Paratubercolosi è una malattia infettiva e contagiosa che colpisce in particolare i ruminanti domestici e selvatici. Diffusa in tutto il mondo, è dotata di elevata resistenza nell’ambiente

 

Agente eziologico e distribuzione

La Paratubercolosi è una malattia infettiva e contagiosa che colpisce in particolare i ruminanti domestici e selvatici, il cui agente eziologico è Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis (MAP), è nota anche come malattia di Johne (Johne’s Disease) . La malattia è oggi diffusa in tutto il mondo ed è dotato di elevata resistenza nell’ambiente. 

In Italia sono state effettuate alcune indagini epidemiologiche in Veneto, in Lombardia, nel Lazio, in Umbria e Marche, in Emilia-Romagna, da cui risulta una prevalenza di allevamenti bovini infetti superiore al 50%. Il numero di casi clinici in un allevamento infetto è solitamente limitato rispetto al numero degli animali asintomatici, pertanto questa patologia viene spesso sottovalutata.

MAP non si moltiplica nell’ambiente, ma solo all’interno delle specie animali recettive.

Normativa di riferimento

Reg. (UE) 429/2016, art. 2, comma 2, lettera b; Linee guida nazionali per la paratubercolosi sono state approvate con l'Accordo Stato-Regioni del 30 novembre 2022 (Rep. Atti n. 230/CSR) e pubblicate in Gazzetta Ufficiale all'inizio del 2023. La Regione Veneto ha recepito l'Accordo con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 593 del 19 maggio 2023. 

Classificazione della malattia

Secondo il Reg. (UE) 429/2016, art. 2, comma 2, lettera b, la paratubercolosi è classificata di Categoria E per la quale è necessario, da parte degli Stati Membri, attivare un sistema di sorveglianza che prevede sui casi di paratubercolosi negli allevamenti di specie sensibili: 

  1. eliminare i soggetti infetti, in particolare quelli con alta escrezione fecale di MAP ed eventualmente la loro prole;
  2. La certificazione per il commercio degli animali e dei loro prodotti, attraverso una classificazione degli stabilimenti basata sul rischio;
  3. Fornire agli allevatori strumenti per prevenire l’introduzione dell’infezione da Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis nei propri allevamenti;
  4. Fornire agli allevatori strumenti per il controllo dell’infezione nelle aziende infette. 

Zoonosi

Trasmissibilità all’uomo (SI/NO): possibile ruolo patogeno di MAP per l’uomo, anche se il suo ruolo come agente zoonosico (creare malattia nell’uomo) è ancora in discussione. MAP è stato sospettato inoltre di essere l’agente causale di patologie, come Morbo di Crohn, il Diabete tipo 1, La Sclerosi Multipla, la tiroidite di Hashimoto e la Sarcoidosi. Un recente parere EFSA (2016/429) ribadisce che, nonostante non esistano elementi tali da confermare un ruolo zoonotico di MAP, dall’altra parte non ci sono elementi in grado di escluderlo definitivamente.

Specie colpite

Ruminanti domestici e selvatici

Trasmissione

L’acquisto di animali infetti è quasi sempre il mezzo di introduzione dell’infezione in allevamento oppure la condivisione di pascoli con animali di allevamenti di stato sanitario sconosciuto e ruminanti selvatici.; a tal proposito bisogna sottolineare che i vari test diagnostici a disposizione, se applicati sul singolo capo oggetto di compravendita, non danno in nessun caso la certezza che il soggetto negativo sia sano; per questo motivo è sempre opportuno che le garanzie riguardino l’intero allevamento di provenienza dell’animale. Gli animali infetti possono eliminare con le feci, in maniera continua o intermittente, notevoli quantità di micobatteri (fino a 10 miliardi/g di feci).

L’infezione si realizza principalmente per via oro-fecale attraverso l’ingestione di alimenti ed acqua contaminati.L’inadeguatezza strutturale delle mangiatoie, degli abbeveratoi e la conseguente mancata protezione dalla contaminazione fecale, così come la pratica della fertirrigazione possono rappresentare fattori di rischio per la diffusione dell’infezione.

Analogamente l’infezione per via congenita è dimostrata nel 20-40% dei soggetti nati da madre con malattia clinicamente manifesta e nel 10-20% dei soggetti nati da madri con infezione subclinica.

Sintomi

Nel bovino il periodo di incubazione della malattia varia da 2 a 15 anni (più frequentemente 3-5 anni). Spesso Asintomatica o con sintomi aspecifici che compaiono generalmente in prossimità del parto, quali: diminuzione dell’incremento ponderale, pelo ruvido e opaco, cute secca e anelastica, diminuzione della produzione lattea, ipofertilità, anemia, febbre intermittente, edema intermandibolare. In seguito compare la diarrea, talora molto profusa, cronica o intermittente, con periodi di remissione di settimane o mesi; in questa fase l’appetito è conservato. Negli stadi terminali si ha anoressia, depressione del sensorio, grave e progressivo scadimento delle condizioni generali, fino alla morte.

Il linea indicativa si può dire che I sintomi  più tipici e maggiormente frequenti, in animali sintomatici, sono: grave dimagrimento e diarrea acquosa profusa e si manifestano solitamente dopo i 3 anni di età, anche se l’infezione avviene entro il primo anno di età. 

Negli ovi-caprini la malattia compare generalmente in animali di oltre 1-2 anni di età. I sintomi iniziali sono sovrapponibili a quelli del bovino mentre la diarrea, sintomo indicativo della malattia nel bovino, compare solo nel 10-20% degli animali infetti in fase terminali.

Cosa fare in caso di sospetto (Campioni da prelevare): Uno degli ostacoli maggiori al controllo della Paratubercolosi è rappresentato dalla difficoltà di una diagnosi certa d’infezione, legata principalmente alla scarsa sensibilità dei test diagnostici.

Diagnosi diretta. L’esame colturale delle feci è storicamente il test considerato più accurato (quando associato a ulteriori test di conferma permette di escludere false positività) ma tale esame ha svantaggi  rappresentati dai costi elevati, dal lungo tempo di attesa per la risposta (le colture richiedono almeno 16 settimane di incubazione), nonché la possibilità che inquinamenti del campione con Micobatteri ambientali ne inficino il risultato. 

Le tecniche di biologia molecolare (PCR) consentono di confermare i casi clinici in tempi rapidi, con risultati paragonabili all’isolamento ma con costi più elevati, specie per un suo utilizzo su vasta scala nell’ambito di piani di controllo. Attualmente infatti la PCR, così come la coltura, sono le metodiche indicate dalle linee guida per dirimere eventuali dubbi emersi dall’utilizzo del saggio. Il test ELISA (Diagnosi indiretta) è il test indiretto attualmente più utilizzato nell’ambito dei piani di controllo e monitoraggio, per il suo costo limitato, la velocità di esecuzione anche se può fornire risposte falsamente negative ma la specificità riportata è molto elevata (98-99%). E’ comunque opportuno evitare il test sierologico nei 3 mesi successivi al test della tubercolina bovina, che potrebbe causare false positività, Mycobacterium avium della prova comparativa (con tubercolina aviare o Johnin) è di valido aiuto nella diagnosi differenziale.

Prevenzione e controllo

Premesso che non esiste una terapia in grado di eliminare l’infezione, le strategie di controllo in allevamento infetto si basano sull’adozione contemporanea di misure tendenti a:

  • eliminare i soggetti infetti, in particolare quelli con alta escrezione fecale di MAP ed eventualmente la loro prole;
  • proteggere gli animali giovani dall’infezione evitando il contatto diretto o indiretto con le feci potenzialmente infette degli adulti. A tale scopo si raccomanda il precoce isolamento della madre, l’alimentazione con colostro di animali negativi, l’allevamento in gruppi omogenei di età fino all’età adulta, la protezione delle mangiatoie e degli abbeveratoi dalla contaminazione fecale.
  • negli animali da carne, risultando inapplicabile la separazione del neonato dalla madre, è consigliabile l’allevamento separato dei capi positivi, con la relativa prole, da quelli negativi ai test.

La strategia vaccinale con la revisione delle Linee Guida,  è stata inserita la possibilità di vaccinazione nella specie caprina, pur con le dovute limitazioni (allevamenti caprini non in compresenza di bovini, alta prevalenza di infezione e/o ad alta incidenza annua di casi clinici), previa approvazione da parte dei Servizi Veterinari territorialmente competenti. Lo stato vaccinale del singolo capo deve essere riportato all’interno della Banca Dati Nazionale. La somministrazione deve essere eseguita per via sottocutanea nella cute del collo, dietro l’orecchio, nei primi giorni di vita. L’utilizzo della vaccinazione, pur non essendo in grado né di prevenire l’infezione, né di curarla, fa sì che i soggetti vaccinati siano in grado di arrestare la progressione dell’infezione e delle conseguenti lesioni intestinali, ridurre l’escrezione di Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis da parte dei soggetti infetti, con conseguente riduzione della biocontaminazione ambientale e della diffusione dell’infezione all’interno dell’allevamento. Per quanto riguarda la vaccinazione è necessario sottolineare che:

Vaccinazione

Poiché interferisce con la reazione della tubercolina bovina, in Italia il suo utilizzo è esplicitamente vietato negli allevamenti bovini e bufalini (art.21, punto 4 del DM n. 592 del 15.12.1995). Negli allevamenti di ovicaprini, in caso di compresenza con le specie precedenti, deve essere sottoposta a controllo (All II Reg CE 1662/2006), e di conseguente il divieto deve intendersi esteso anche in questo caso;
Danni economici: L’effetto negativo della paratubercolosi sulla produzione lattea è importante infatti il calo di produzione oscilla dal 15-20% negli animali colpiti da forma clinica, al 5-10% in quelle con infezione subclinica.

Il calo di fertilità e le perdite dovute alla macellazione precoce degli animali colpiti da forma clinica o positivi ai test vanno inoltre inclusi nei danni economici.

Per approfondire

  • Centro di referenza nazione per la Paratubercolosi IZSler Lombardia ed Emilia Romagna - vai alla pagina
  • Commissione europea sul ruolo dei selvatici sulla diffusione della paratubercolosi negli allevamenti di ruminanti - vai alla pagina
  • EFSA: paratubercolosi e classificazione Reg.(EU) n. 2016/429 - vai alla pagina
Ultimo aggiornamento: 24/09/2026
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