La Leptospirosi è una malattia infettiva a carattere zoonosico, causata da un particolare tipo di batterio, appartenente a, ordine: Spirochaetales, famiglia Leptospiraceae, genere Leptospira, Specie L. interrogans, poi suddivisa in più di 200 sierovarianti o sierovar, le quali sono definite sulla base di specifici antigeni di superficie. Le sierovarianti vengono poi raggruppate, in base all’ affinità antigeniche al test di microagglutinazione in sierogruppi. Ad oggi se ne riconoscono 24.
Le specie animali possono fungere da ospiti di mantenimento oppure da ospiti accidentali. Tale distinzione si basa sul rapporto che si instaura con l’agente infettivo e, in particolare, dipende dalla variante sierologica (serovar) di Leptospira in causa.
Nel cane l’infezione è legata a tre sierovarianti: Icterohaemorrhagiae, Copenhageni e Canicola; le prime due sono responsabili di una sindrome itteroemorragica acuta, nota anche sotto la denominazione di “Weil canino”, per la perfetta analogia anatomo-clinica con la corrispondente affezione dell’uomo, mentre la terza causa un complesso quadro morboso, definito “malattia di Stoccarda” o “tifo canino”.
Il gatto raramente si infetta e ancor meno frequentemente si ammala.
Nel bovino il serovar Hardjo è quello rilevato con maggiore frequenza, ma sono segnalati casi sostenuti dal serovar Pomona; viceversa non sono state segnalate, in Italia, infezioni sostenute dal serovar Grippotyphosa.
Nel suino i principali serovar coinvolti, e per i quali la specie funge da ospite di mantenimento, sono Bratislava, Pomona e Tarassovi.
È una malattia ad alta mortalità e morbilità nell'uomo e negli animali, con elevata distribuzione a livello mondiale.
Malattia di categoria E se provocata da L. icteroemorragiae.
Il Regolamento di Esecuzione (UE) 2018/1882 della Commissione (correlato alla legge quadro sulla sanità animale Animal Health Law - Regolamento UE 2016/429) non include la leptospirosi nel proprio elenco di malattie sottoposte a sorveglianza e categorizzazione standardizzata a livello europeo, tuttavia, data l'importanza epidemiologica e zoonosica della patologia, l'Italia ha emanato il DM 26/01/2026 per colmare questo vuoto, includendo esplicitamente la leptospirosi da Leptospira icterohaemorrhagiae nei carnivori tra le malattie sottoposte a sorveglianza e monitoraggio sul territorio italiano (categoria E).
sì
Le leptospire sono batteri aerofili, parassiti obbligati cioè necessitano di una specie animale che funga da ospite di mantenimento per resistere nell’ambiente; L’ambiente ottimale di sopravvivenza è rappresentato da terreni a pH neutro o alcalino, come ad esempio terreni umidi, acque superficiali o stagnanti.
Nell’ospite di mantenimento la Leptospira assume carattere endemico con alta recettività dell’ospite e scarsa patogenicità; mentre in altri ospiti, definiti accidentali, l’infezione assume andamento sporadico dove la suscettibilità dell’ospite è scarsa ma la patogenicità può essere molto grave.
Lo stato di portatore è conseguenza di una localizzazione renale, nello specifico a livello delle strutture tubulari.
Ad oggi sono stati riconosciuti un gran numero di specie in grado di essere portatori di leptospire tra cui: ratto, topo, nutria, scoiattolo, riccio, volpe, mustelidi, ungulati selvatici, etc. Questi animali eliminano le leptospire con le urine e sviluppano in genere una prolungata leptospiruria.
A seconda della specie e della sierovariante il quadro clinico della malattia può variare da asintomatico a grave, con danni in particolare a fegato e reni. Le specie di interesse zootecnico più sensibili sono bovino e suino, dove il sintomo più frequente è l’aborto. Tra gli animali da compagnia, il cane è il più colpito ed è a rischio di sviluppo di forme gravi quali sindrome uremica e ittero-emorragica ed è anche la specie attualmente normata se la malattia è provocata da L. icteroemorragiae.
La via di infezione più frequente è appunto quella indiretta tramite il contatto con urine infette o acque/alimenti contaminati.
La forma itteroemorragica è caratterizzata da febbre elevata, prostrazione, anoressia, ittero, emorragie diffuse a tutti i parenchimi, feci sanguinolente e alterazione dei parametri urinari; il decorso può essere molto rapido con esito infausto. Accanto a quadri clinici caratteristici, non sono rare le forme più miti, anitteriche, con sintomi generali aspecifici, di difficile diagnosi.
In caso di sospetto di un cane infetto da Leptospira icterohaemorrhagiae (ma anche dalle altre varianti) è fondamentale rivolgersi immediatamente ad un medico veterinario che provvederà a sottoporre l’animale a terapia antibiotica e di supporto.
Il medico veterinario effettuerà una serie di esami per giungere a conferma: sono esami per la ricerca degli anticorpi prodotti dal cane infetto in seguito al contatto con il batterio, da eseguire preferenzialmente su due campioni di sangue prelevati a distanza di 1-2 settimane l’uno dall’altro (i cosiddetti siero acuto e siero convalescente), ed eventualmente degli esami di laboratorio (es., PCR) per la ricerca del batterio (nel sangue o nelle urine a seconda del tempo intercorso dall’infezione).
Si basano su misure igieniche, gestione ambientale, protezione individuale e profilassi veterinaria o medica: controllo dei roditori, gestione delle acque e dei rifiuti, Igiene degli ambienti, Protezione individuale e negli ambienti di lavoro (DPI, Evitare contatti/comportamenti a rischio Igiene personale).
Sì; È fortemente consigliata la vaccinazione. Il vaccino protegge dai ceppi più diffusi ma non garantisce una copertura totale contro tutti i sierovar esistenti.